day 3 – il lungo viaggio da grundafjorður a geysir (suðurlanD, terre del sud)

Terzo giorno, lunedì 24 ottobre.

Il mattino a Grundafjorður è molto migliore rispetto alla sera precedente: ampie schiarite nel cielo rimettono il buon umore. La temperatura è scesa parecchio, nella notte infatti le cime dei monti si sono ricoperte di un leggero strato di neve.
Quindi ennesimo giro a Kirkjufell che, nonostante sia già stato oggetto di numerose sessioni fotografiche, mantiene invariato il suo fascino.

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Tuttavia il bel (o comunque accettabile) tempo è stato solamente transitorio. Il cielo infatti, dopo poco più di un’ora, si è di nuovo chiuso, portando con se copiose precipitazioni.
Avviato quindi il nostro trasferimento verso la parte centrale dell’Islanda, incontriamo lungo il tragitto paesaggi estremamente selvaggi, resi ancora più severi dalle condizioni meteo che, vista la lontananza dal mare, tendevano ormai alla neve.

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Giunti nei pressi di Borgarnes, abbandoniamo il percorso del primo giorno per dirigerci verso la strada 52. Entrati sempre più all’interno e saliti di quota, il tempo peggiora drasticamente, rendendo la carreggiata (che al bivio con la 50 era diventata sterrata) piuttosto rischiosa da percorrere (considerando di essere nel bel mezzo della tundra Islandese). Decidiamo quindi di ripiegare verso terreni più sicuri.

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Respinti dalla montagna, la aggiriamo, spingendoci vicino a Reykjavík, dove piuttosto inspiegabilmente (la famosa variabilità di queste regioni) c’è il sole, che inonda la capitale di una fotogenicissima luce dorata.

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Ora finalmente possiamo svoltare verso la nostra destinazione, che è ancora piuttosto lontana. Incontrata ancora la neve sui territori collinari dell’entroterra, giungiamo su una linea di confine piuttosto importante: il Þingvellir. Qui si trova la faglia che divide la placca Euro-asiatica con quella Americana. Ma non è la sola particolarità del luogo; qui infatti venne fondato, nell’anno 930, l’AlÞingi, uno dei più antichi (se non il più antico) parlamenti del mondo.

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Ripresa la strada, non percorriamo molti chilometri prima di trovare uno degli incredibili miracoli islandesi: una lama di luce decisamente pazzesca riesce a infilarsi fra le nuvole e ci regala una vista assolutamente emozionante.

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Saliamo di nuovo in macchina e nel giro di 500 metri (non sto raccontando una balla, erano veramente 500 metri!) entriamo in una bufera di neve estremamente fitta (cfr. “variabilità meteorologica islandese”, della quale si è già ampiamente dato prova nel corso di questi capitoli 😄).

In ampio ritardo sulla tabella di marcia, non effettuiamo più soste fino a Gullfoss. La traduzione del nome di questo luogo nella nostra lingua è “cascata dorata”, peccato averla trovata nella nebbia. Tuttavia, come la gran parte dei luoghi di questa Terra, il brutto tempo passa in secondo piano con degli scenari del genere. Non a caso uno dei motti coniati dalla nostra combriccola (in ripresa di alcuni tormentoni del web) era: “Con un tipo di posto del genere, il bel tempo può accompagnare solo”.

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Ormai sempre più fioca la luce, andiamo al nostro hotel di Geysir, dove passeremo la notte. Lungo la strada, tuttavia, mi è capitato di scattare qualche foto con il mio cellulare (eh sì, non avevo voglia di tirare fuori la macchina fotografica dallo zaino).

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Finita la cena, e quasi finite anche le speranze per l’aurora boreale, cogliamo l’occasione per guardare qualche scatto dei giorni precedenti. A un certo punto io e Andrea decidiamo di uscire per controllare un’ultima volta le condizioni e, colpo di scena, raggi verdi nel cielo! Allora entriamo di corsa ad avvisare gli altri e ci precipitiamo a prendere tutta l’attrezzatura in camera. In tempo record (forse nemmeno le forze speciali hanno tempi di risposta così veloci alle emergenze 😁) voliamo nel piazzale, assistendo a uno spettacolo eccezionale, nonostante fosse per buona parte velato da una densa coltre di nuvole basse. Tenevamo gli occhi alzati nel cielo, scattando alla buona, paralizzati dalla bellezza di quel fenomeno. Non ci aspettavamo movimenti così veloci, raggi di luce che di colpo cambiavano colore e si spostavano sinuosamente nel cielo.
Prima che le nuvole la facessero nuovamente da padrone, ho scattato questa foto.

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Quando gli altri ci hanno raggiunto, lo spettacolo era ormai terminato, ma abbiamo comunque tentato di dirigerci verso un punto più fotogenico.
Purtroppo per quella sera la magia era terminata, quindi di nuovo indietro al nostro alloggio per attendere l’indomani.