DAY 5 – Nostalgia del brutto tempo: da vík a jökulsÁrlÓn (Austfirðir, fiordi dell’est)

La mattina del quinto giorno, mercoledì 26 ottobre, il tempo casualmente è pessimo (motto del giorno: “Falle due gocce ogni tanto” 😄). Tuttavia un giro a Reynisfjara, la spiaggia nera, era d’obbligo.
Quindi abbandoniamo l’hotel e ci dirigiamo verso la costa. Giunti sul posto, ci accoglie una forte burrasca, con vento (misurato con il mio fidato anemometro) a oltre 110 km/h. Ma nonostante questo il luogo assume un’atmosfera ancora più maestosa o meglio, riprendendo gli autori del Romanticismo, sublime: meraviglioso e temibile allo stesso tempo.

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Ricominciata la tempesta fuggiamo alle macchine, per riprendere il viaggio verso la laguna glaciale di Jökulsárlón. Lungo la strada (come nel resto dell’Islanda dopo tutto) trovo spunti fotografici decisamente interessanti, allenando anche l’occhio architettonico.

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Il viaggio prosegue con la disperata asciugatura degli scarponi (l’Oceano Atlantico a Vík aveva deciso di farmi qualche dispetto), fino a quando non accade una cosa decisamente strana. Tutto a un tratto la nebbia comincia a diradarsi e la scena che si presenta di fronte ai nostri occhi è questa:

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Eravamo tutti increduli, il sole stava finalmente arrivando a porci il suo saluto. Quindi con il morale alle stelle ci siamo diretti allo spettacolare canyon Fjaðrárgljúfur. Mai ci saremmo aspettati una luce così bella dopo tanti giorni di pioggia.

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Ma le sorprese che l’Islanda aveva in serbo per noi finiscono qui. Arrivati a Hof ci sembra di fare un salto nella Terra di Mezzo, a Hobbiton per la precisione. Infatti troviamo un’antica chiesa, costruita ancora secondo la tradizione del luogo e unico edificio che presenta ancora tali caratteristiche, che assomiglia alla caverna di Bilbo Baggins. Le pareti sono in legno, dipinte con sobri colori, e sorrette sui lati da contrafforti di rocce sovrapposte a secco. Il tetto, al fine di garantire un maggiore isolamento termico, è erboso.

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Lasciato a fatica questo incredibile villaggio, riprendiamo per la nostra destinazione, che ora è dietro l’angolo (o almeno si fa per dire). Tuttavia interrompiamo ancora la nostra marcia per delle condizioni decisamente uniche.

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Avviatici di nuovo, arriviamo finalmente sulla spiaggia di Jökulsárlón. Lo scenario è stupefacente, sembra quasi di essere in una cristalleria. Una moltitudine di blocchi di ghiaccio, più o meno grandi, è cosparsa sulla battigia, con le onde che a intervalli irregolari fanno capolino fra di essi.

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Andandosene la luce, andiamo anche noi all’hotel, in attesa di quello che tutti aspettiamo con ansia: l’aurora.
Cenato abbastanza presto (come le galline oserei dire 😁), ritorniamo alle camere per terminare di asciugare scarpe e vestiti. Andrea, come sempre in avanscoperta, esce per controllare la situazione e, dato l’allarme aurora, esco di corsa con tutti gli attrezzi del mestiere già pronti. Lo spettacolo mi lascia ancora una volta paralizzato. Se a Geysir quel piccolo squarcio di aurora mi aveva emozionato, lo spettacolo di quella sera è stato mille volte più incredibile. Ma, come sempre, per descrivere meglio la situazione lascio lo spazio alle foto.

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È inziato tutto con questo “piccolo” filamento, che si è poi evoluto in…

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Vedere una tale scena è stato indescrivibile, l’aurora oscillava, danzava, aumentava, diminuiva, era continuamente in evoluzione.

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Saliti in macchina e corsi alla laguna, purtroppo il cielo si è gradualmente coperto di altocumuli lenticolari (simpatiche nubi stazionarie), che hanno oscurato sempre più la visuale. Tuttavia qualche scatto è uscito ancora.

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Ormai addensatesi le nuvole (è un miracolo che il tempo avesse tenuto per così tanto!) ritorniamo soddisfatti alla base, con buone speranze per i giorni successivi, che sulle previsioni sembravano essere ottimali.