DAY 6 – La giornata dei ghiacciai (JÖKULSÁRLÓN, AUSTFIRÐIR, FIORDI DELL’EST)

Sesto giorno, giovedì 27 ottobre. Finalmente una sveglia con bel tempo.
La mattina prevede di fotografare l’alba sulla spiaggia di Jökulsárlón, la stessa del pomeriggio precedente, ma questa volta con il sole di fronte alla costa e non più dietro il ghiacciaio.
Meditando sugli errori del giorno precedente, cerco una composizione originale e qualche “ghiacciolo” dalle forme particolari. Nonostante tutto, potrei dire di essere riuscito abbastanza bene nel mio obiettivo.

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Ma oltre alle classiche inquadrature, sono riuscito a trovare anche una cosa decisamente interessante. Mimetizzata alla perfezione, sulla spiaggia c’era anche una vera e propria creatura mitologica: il drago di ghiaccio!

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Partita quindi la vena artistica, ecco un’altra piccola trovata: “Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità”.

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Si prosegue poi con ulteriori scatti ai vari blocchi, alcuni di forme decisamente evocative.

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Il gruppo ora si separa: alcuni sono diretti verso la bocca del ghiacciaio Vatnajökull, mentre io decido di esplorare un po’ più a fondo l’area in cui mi trovo. Per prima cosa, essendo già in loco, percorro la costa della laguna glaciale, dando un’occhiata più attenta ai mastodontici iceberg che si sono staccati dalla lingua ghiacciata.

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Esaurendo in fretta gli spunti interessanti, punto per Fjallsárlón, un altro lago glaciale, con la calotta nevosa che scende con non poca imponenza verso quote prossime a quella del mare.

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In seguito decido di percorrere a ritroso la strada del giorno precedente, andando fino allo Svínafellsjökull, un ulteriore ghiacciaio che da aguzze cime innevate, scende fino alla loro base.

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È quasi il momento di ritornare con il resto del gruppo, ma prima faccio in tempo a fermarmi vicino a un albero che avevo notato dalla strada principale all’andata. Presa una laterale sterrata mi avvicino e, osservatene meglio le caratteristiche, mi accorgo essere un secolare sorbo dell’uccellatore (nel nostro dialetto è il famoso tremej, la pianta dei cacciatori di penna). Dall’aria piuttosto malinconica, egli è l’ultimo reduce del villaggio di Sandfell, ormai costituito solamente da un cimitero e da una serie di sedimi che ricordano in maniera piuttosto vaga l’aspetto che l’abitato doveva avere in passato. Proprio il fatto che non ci fosse più alcun edificio mi ha fatto riflettere su ciò che i primi coloni avessero trovato di interessante in una terra così desolata.

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Passato oltre questo magico luogo, mi ricongiungo con gli altri, di ritorno dalle grotte. Un tramonto piuttosto spento lascia lo spazio alla sera, e ci avviamo verso l’hotel per la cena e per prepararci all’aurora. Le previsioni erano infatti molto ottimistiche.
Di conseguenza ci spostiamo di nuovo a Jökulsárlón e lo spettacolo è ancora una volta mozzafiato. Un ricciolo situato a Nord – Est rispetto a noi infiamma il cielo di un intenso verde smeraldo.

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Stupefatti per l’aurora, lo siamo anche per la quantità di stelle che si riuscivano a vedere. La Via Lattea era lì, sopra di noi, percepibile a occhio nudo grazie al pressoché nullo inquinamento luminoso. Una quantità pazzesca di elementi che hanno reso la serata indescrivibile.

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Ma studiando ingegneria e avendo un bel ponte lì accanto, non potevo farmi scappare l’occasione di unire i miei due grandi interessi.

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Diminuendo l’intensità dell’aurora decidiamo di andare a riposare, la giornata è stata lunga.
Come sempre, adesso i pensieri sono rivolti tutti alla giornata successiva, il venerdì, in cui le previsioni non erano ottimali, di più!